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Quando una trans si sente male, ha un arresto cardiaco, viene rianimata e trasportata in ospedale. È grave, Tiziana, 54 anni, e i sui genitori non sapevano di questa sua altra vita. È il momento cupo, triste, della festa, per il resto tutto fila liscio. Come dice Gianni Vattimo, filosofo e politico: «È stata davvero una manifestazione politica più che folcloristica» e gli altri organizzatori, a partire da Aurelio Mancuso, presidente di ArciGay concordano. I colori sono quelli dell´Arcobaleno della pace, lo slogan è «l´Italia che fa la differenza», su molti cartelli si legge: «Se Silvio può frequentare Noemi, perché Paolo e Antonio non si possono sposare?». E poi musica, cori, il silenzio «per chi è morto per la libertà in Iran». È sera quando il corteo raggiunge piazza De Ferrari, il cuore della città. Sul palco aspetta il sindaco, Marta Vincenzi, ringraziata e applaudita. Lei risponde: «Se siamo qui non è un caso: l´impegno di Genova è essere la città dei diritti, questo è il punto di partenza di un lavoro forte e di una lotte comune». A fianco del Pride, i genovesi, oltre ogni previsione, hanno riempito ogni tappa del percorso. Hanno mostrato, spiega Luxuria, «un volto sorridente, non uno sguardo di distacco corrucciato». Senza pregiudizi, con pochi malumori sussurrati. Don Gallo è in prima fila, a rappresentare la Chiesa che come spiega Gianni, milanese del gruppo "Omosessuali Cristiani" «non è tutta contro di noi, solo una parte delle gerarchie». Il cardinale Angelo Bagnasco è a Lourdes, ma non ha posto ostacoli. Certo resta il no alle unioni e alle "famiglie Arcobaleno", con due mamme e nessun papà o viceversa. C´erano anche loro, ieri al Pride, con i bambini.
da La Repubblica |