Risposta all’inchiesta sulla vita gay in Umbria

Lettera al Giornale dell’Umbria (08/03/2006)

Egregio Signor Direttore,

è con grande sorpresa e non poco disappunto che notiamo fra le pagine del suo giornale in edicola lo scorso 2 marzo un lungo servizio sulla vita gay in Umbria. Nella loro inchiesta, Marco Chierici e Lucia Lippi, ci sembra siano scivolati su alcune leggerezze ottenendo che il tema – che secondo il titolo a tutta pagina doveva riguardare i “gay in Umbria” – sia stato solo sfiorato.

Andiamo per gradi: noi non sappiamo a quali “studi seri” i suoi collaboratori facessero riferimento nello stabilire che il quattro percento della popolazione sarebbe omosessuale. Non lo sappiamo ma conosciamo le valutazioni di Ilga Europe, che francamente dal punto di vista della serietà e del rigore non è attaccabile, secondo cui la popolazione gay starebbe fra il sette e il dieci percento.

Detto questo, se anche avessero ragione i suoi articolisti, gli omosessuali umbri dovrebbero essere trentaduemila, ovvero il doppio di quelli indicati, se è vero come è vero che in questa regione vivono ottocentomila persone O avete diviso quel quattro percento in due commettendo l’errore di considerare che omosessuale è un aggettivo solamente maschile?

Con la stessa superficialità Chierici e Lippi sono andati a caccia di storie pruriginose, ci pare, indagando su quali politici frequentino i parcheggi e quante altre persone insospettabili approfittino del sesso usa-e-getta. Siamo stufi di leggere la storia di quel tizio che parla per noi ma non concede che si conosca il suo nome. Siamo stanchi delle vicende dell’imprenditore locale con moglie e figli che ogni tanto si permette un’ora di trasgressione gay.

Siamo sfiniti davanti a questa accozzaglia di quasi-testimonianze nelle quali ognuno racconta storie più o meno incredibili ma nascondendosi sotto il più fitto ed impenetrabile anonimato. Mi scusi, signor direttore, ma corre l’obbligo di segnalarle che l’Umbria è gonfia di gente che vive la propria omosessualità con il massimo della serenità.

Ci sono migliaia di gay e di lesbiche nella nostra regione, moltissimi di loro hanno un nome ed un cognome. Tanti hanno fatto un coraggioso coming-out per potersi permettere di vivere le proprie emozioni alla luce del sole Conosciamo decine di coppie che vivono un rapporto del tutto monogamo e che non hanno bisogno né voglia di frequentare le Spiagge.

Ci vada, direttore, alle Spiagge. Ci vada per qualche sera e conti le automobili, noti i volti degli avventori. In poco tempo capirà che l’universo descritto nel vostro servizio è grande quanto il giardino di casa e che oltre le storie scioccanti, sorprendenti, impressionanti raccontate dai suoi inviati esiste un mondo, tutto intero, che anche qui in Umbria è fato di sana quotidianità, di relazioni autentiche, di impegno civile, sociale, politico, di visibilità e delle molte difficoltà che la comunità gay affronta ogni giorno a viso scoperto.

Vede, signor direttore, vorrei farle notare che la maggior parte dei gay umbri non frequenta quei luoghi. La maggior parte, forse la quasi totalità. Molti di loro sono impegnati in associazioni culturali, non ultimo il circolo Omphalos Arcigay di Perugia, dove tutto si fa tranne che sesso.

Dare degli omosessuali umbri l’immagine che avete offerto con la vostra inchiesta, francamente, non mina minimamente le nostre certezze di persone omosessuali ma rischia di dare a lettori che del fenomeno conoscono poco o nulla, l’idea che omosessualità sia sinonimo di perversione, sessuofilia, volgarità. Sarebbe come sostenere che gli eterosessuali umbri passano le loro notti trasgressive fra le prostitute, siccome a Pian di Massiano molti insospettabili professionisti eterosessuali comprano sesso da ragazzine nigeriane o romene. Lei ci crede?

Lei pensa che la popolazione non-gay passa le proprie notti fra le braccia di ragazze da pagare? Noi no. Noi rimaniamo convinti che la prostituzione e il sesso da “una volta e via” esistono ma sono fenomeni da descrivere con attenzione, badando al contesto, evitando di correre il rischio di considerare globale un fenomeno dalle proporzioni ridotte.

Gian Pietro Bucciarelli
Presidente Arcigay Omphalos Perugia